Classificazione
Ipertrofiche asettiche in cui radiograficamente le estremità ossee sono ingrandite a “clava”, il canale midollare è obliterato, le superfici notevolmente sclerotiche.
Sono sempre “serrate”, cioè non vi è perdita di sostanza, è presente un abbondante tessuto fibroso che lega tenacemente tra loro i capi di pseudoartosi.
Sono i casi più benigni in cui si è assistito ad un procedere dei processi di consolidazione che però non sono riusciti a completarsi.
È spesso sufficente un gesto chirurgico relativamente semplice per completare il processo di guarigione.
Prognosi quindi buona.
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Pseudoartosi atrofiche in cui i capi ossei sono vistosamente atrofici, osteoporotici, ”freddi”.
Mancano completamente segni di “callificazione”.
La rima di pseudoartosi permane visibile come in una frattura fresca.
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Pseudoartrosi asettica con perdita di sostanza in cui il segmento osseo interessato si riduce a due monconi contrapposti distanti, assotigliati, appuntiti, assumendo un aspetto tipico a “fiamma di candela”.
È chiaro che il trattamento di queste forme atrofiche è notevolmente più complesso.
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Pseudoartosi infette le più gravi, in cui si assiste ad un impianto batterico nel focolaio di frattura che impedisce la consolidazione.
La riparazione di queste forme, particolarmente ardua, non può prescindere dallo spegnimento, in primis, del processo settico.
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